domenica 19 febbraio 2017

Renato Finotti

 
RICORDI.
 
Ricordo la casa del Delta
era bassa,
con due grossi camini,
bianca e verdi balconi,
il fiume a due passi  
il viale dei pini.
 
           Sotto l’argine il campo 
           ondeggiava dorate spighe,
           ricamato di papaveri rossi.
 
           Il cortile era lucido di ghiaia
circondato da odoroso rosmarino
con alti esili fiori in giardino,
e alle finestre
bianche ricamate tendine.
 
Chi sà…! 
ci saranno ancora
quei gelsi dietro casa
dove abitai fanciullo?
giocherà il Maestrale
mulinando le foglie
sotto i pini di mare.
 
Così passano i giorni
come le foglie al vento vanno
mulinando la nostra vita.
 
renato finotti.
 
baco-da-seta-1[1]  
 

sabato 18 febbraio 2017

Il poeta


IL POETA

Il poeta si ama
il poeta si ascolta.
Assorbono i suoi pensieri
le rime e le assonanze
scaturite da sensazioni
irripetibili
ed in loro il suo spirito
si appaga.
Si avvolge in esse
li recita a se stesso
ne gode in prima persona
come un innamorato
della persona amata.
Agli altri porge
pago di un’attenzione
che non chiede
ma avverte se
esiste.
               Maria Dulbecco

 

venerdì 9 dicembre 2016

Luci e ombre

 Luci e ombre
 
di Maria Mastrocola Dulbecco
 
 
 

 LUCI  E  OMBRE
 
      Collina verde
fiore solitario
cielo stellato
mare azzurro
volo di rondini
suono di campana
d’una chiesetta
campestre.
 
          Silenzio sui monti
          meraviglia per gli occhi
          nel profondo mare.
 
Gioco di luci
in acque limpide
e verdognole.
 
           Ruscelli fluttuanti
           che accarezzano
           fondi melmosi
           pietre pulite
 
chiarezza e ombre
luci giocose
e bui inquietanti.
 
                    Maria Mastrocola Dulbecco
 

Il rumore del silenzio


IL RUMORE DEL SILENZIO

 

Vi chiedo un attimo di attenzione. Solo un piccolo istante rubato alle vostre misere ed effimere vite. Vorrei che tutti voi, esseri di carne e sangue, tendeste le orecchie al suono della mia voce. È il Silenzio che vi parla.

Cosa sono quelle facce meravigliate? Quegli occhi strabuzzati? Quelle bocche spalancate? Vi stupisce forse sapere della mia esistenza? Che sciocchi uomini. Io esisto da molto prima di voi. Vi ho visti nascere, evolvere, creare e distruggere, amare e uccidere, ma voi, distratti dai vostri mille impegni non mi avete mai prestato attenzione. Avete sempre dato per scontato che non esistessi, o che, per lo meno, non avessi nulla da dirvi. Non potevate pensare qualcosa di più sbagliato!

Io ci sono.

Non mi credete? Interrompete attività, cessate i chiacchiericci, spegnete televisori, cellulari, radio, tacete e aprite le orecchie, aprite la mente e il cuore. Ed ora? Mi sentite, adesso? Oh, sì che mi sentite, altrimenti alcuni di voi non si nasconderebbero in un angolo delle loro case, con le mani sulle orecchie e gli occhi chiusi. Altrimenti qualcuno non scoppierebbe a piangere o cercherebbe con gli occhi la persona che poco prima gli stava accanto per ricevere supporto, dato che il coraggio manca.

Ma vi siete mai chiesti il motivo per cui mi avete accuratamente evitato per tutto questo tempo? Io sì. Sapete, essere ignorati non è mai piacevole, e, dopo un po’, oltre ad essere snervante, spinge anche a pensare, e pensando sono arrivato all’amara conclusione che voi avete paura di me.

Tutto mi sarei aspettato, tranne che questa banalità. Paura di me?  Sarà perché il nulla prodotto dall’assenza di suoni vi inquieta? Sarà che i rumori di una città che vive e mastica orari di lavoro, fabbriche, uffici, automobili è preferibile al sottile sibilo che sussurra alle vostre orecchie parole incomprensibili? Sarà che temete di trovarvi di fronte a voi stessi? Ai vostri pensieri, creati costantemente da menti illogiche o razionali, perverse o genuine? Sarà che avete paura di voi stessi, di vedervi per quello che siete, senza maschere, senza convenzioni, o pregiudizi, senza passare attraverso il filtro degli occhi di qualcun altro? E non è forse una paura un po’ insensata? Perché temervi, quando bisognerebbe conoscersi a fondo per potersi comprendere, rispettare e amare pienamente?

In tutto questo tempo, avete evitato me, perché temevate voi stessi. E così non siamo mai diventati amici, o confidenti, e così mi avete impedito di insegnarvi che il silenzio non è da rifuggire, ma da accogliere dentro di voi. Poiché le parole non risolvono sempre tutto e, molto spesso, io posso essere molto più eloquente di loro.

Ora, tendetemi la mano senza paura.

Avete ascoltato il rumore del Silenzio.

 

 

 

 

                                                                                  Silvia Ferro

 

 

 

 

 

IL RUMORE DEL SILENZIO

 

Vi chiedo un attimo di attenzione. Solo un piccolo istante rubato alle vostre misere ed effimere vite. Vorrei che tutti voi, esseri di carne e sangue, tendeste le orecchie al suono della mia voce. È il Silenzio che vi parla.

Cosa sono quelle facce meravigliate? Quegli occhi strabuzzati? Quelle bocche spalancate? Vi stupisce forse sapere della mia esistenza? Che sciocchi uomini. Io esisto da molto prima di voi. Vi ho visti nascere, evolvere, creare e distruggere, amare e uccidere, ma voi, distratti dai vostri mille impegni non mi avete mai prestato attenzione. Avete sempre dato per scontato che non esistessi, o che, per lo meno, non avessi nulla da dirvi. Non potevate pensare qualcosa di più sbagliato!

Io ci sono.

Non mi credete? Interrompete attività, cessate i chiacchiericci, spegnete televisori, cellulari, radio, tacete e aprite le orecchie, aprite la mente e il cuore. Ed ora? Mi sentite, adesso? Oh, sì che mi sentite, altrimenti alcuni di voi non si nasconderebbero in un angolo delle loro case, con le mani sulle orecchie e gli occhi chiusi. Altrimenti qualcuno non scoppierebbe a piangere o cercherebbe con gli occhi la persona che poco prima gli stava accanto per ricevere supporto, dato che il coraggio manca.

Ma vi siete mai chiesti il motivo per cui mi avete accuratamente evitato per tutto questo tempo? Io sì. Sapete, essere ignorati non è mai piacevole, e, dopo un po’, oltre ad essere snervante, spinge anche a pensare, e pensando sono arrivato all’amara conclusione che voi avete paura di me.

Tutto mi sarei aspettato, tranne che questa banalità. Paura di me?  Sarà perché il nulla prodotto dall’assenza di suoni vi inquieta? Sarà che i rumori di una città che vive e mastica orari di lavoro, fabbriche, uffici, automobili è preferibile al sottile sibilo che sussurra alle vostre orecchie parole incomprensibili? Sarà che temete di trovarvi di fronte a voi stessi? Ai vostri pensieri, creati costantemente da menti illogiche o razionali, perverse o genuine? Sarà che avete paura di voi stessi, di vedervi per quello che siete, senza maschere, senza convenzioni, o pregiudizi, senza passare attraverso il filtro degli occhi di qualcun altro? E non è forse una paura un po’ insensata? Perché temervi, quando bisognerebbe conoscersi a fondo per potersi comprendere, rispettare e amare pienamente?

In tutto questo tempo, avete evitato me, perché temevate voi stessi. E così non siamo mai diventati amici, o confidenti, e così mi avete impedito di insegnarvi che il silenzio non è da rifuggire, ma da accogliere dentro di voi. Poiché le parole non risolvono sempre tutto e, molto spesso, io posso essere molto più eloquente di loro.

Ora, tendetemi la mano senza paura.

Avete ascoltato il rumore del Silenzio.

 

 

 

 

                                                                                  Silvia Ferro

 

 

 

 

 

Il rumore del silenzio

IL RUMORE DEL SILENZIO
 
Vi chiedo un attimo di attenzione. Solo un piccolo istante rubato alle vostre misere ed effimere vite. Vorrei che tutti voi, esseri di carne e sangue, tendeste le orecchie al suono della mia voce. È il Silenzio che vi parla.
Cosa sono quelle facce meravigliate? Quegli occhi strabuzzati? Quelle bocche spalancate? Vi stupisce forse sapere della mia esistenza? Che sciocchi uomini. Io esisto da molto prima di voi. Vi ho visti nascere, evolvere, creare e distruggere, amare e uccidere, ma voi, distratti dai vostri mille impegni non mi avete mai prestato attenzione. Avete sempre dato per scontato che non esistessi, o che, per lo meno, non avessi nulla da dirvi. Non potevate pensare qualcosa di più sbagliato!
Io ci sono.
Non mi credete? Interrompete attività, cessate i chiacchiericci, spegnete televisori, cellulari, radio, tacete e aprite le orecchie, aprite la mente e il cuore. Ed ora? Mi sentite, adesso? Oh, sì che mi sentite, altrimenti alcuni di voi non si nasconderebbero in un angolo delle loro case, con le mani sulle orecchie e gli occhi chiusi. Altrimenti qualcuno non scoppierebbe a piangere o cercherebbe con gli occhi la persona che poco prima gli stava accanto per ricevere supporto, dato che il coraggio manca.
Ma vi siete mai chiesti il motivo per cui mi avete accuratamente evitato per tutto questo tempo? Io sì. Sapete, essere ignorati non è mai piacevole, e, dopo un po’, oltre ad essere snervante, spinge anche a pensare, e pensando sono arrivato all’amara conclusione che voi avete paura di me.
Tutto mi sarei aspettato, tranne che questa banalità. Paura di me?  Sarà perché il nulla prodotto dall’assenza di suoni vi inquieta? Sarà che i rumori di una città che vive e mastica orari di lavoro, fabbriche, uffici, automobili è preferibile al sottile sibilo che sussurra alle vostre orecchie parole incomprensibili? Sarà che temete di trovarvi di fronte a voi stessi? Ai vostri pensieri, creati costantemente da menti illogiche o razionali, perverse o genuine? Sarà che avete paura di voi stessi, di vedervi per quello che siete, senza maschere, senza convenzioni, o pregiudizi, senza passare attraverso il filtro degli occhi di qualcun altro? E non è forse una paura un po’ insensata? Perché temervi, quando bisognerebbe conoscersi a fondo per potersi comprendere, rispettare e amare pienamente?
In tutto questo tempo, avete evitato me, perché temevate voi stessi. E così non siamo mai diventati amici, o confidenti, e così mi avete impedito di insegnarvi che il silenzio non è da rifuggire, ma da accogliere dentro di voi. Poiché le parole non risolvono sempre tutto e, molto spesso, io posso essere molto più eloquente di loro.
Ora, tendetemi la mano senza paura.
Avete ascoltato il rumore del Silenzio.
 
 
                                                                                  Silvia Ferro